Crociera isole Grenadine e Martinica

Categoria: America Centrale e Caraibi Scritto da Dausto Cobianchi

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WindWard 2007 - Da Martinica a Union Island

Collage equipaggio    La crociera alle isole Grenadine, durata dal 4 al 18 Agosto, è stata caratterizzata da una metereologia poco favorevole, una depressione tropicale che ha imperversato durante tutto il tempo trascorso in mare, culminata in un uragano, Mr. Dean, che ne ha condizionato la parte finale, costringendo la flottiglia di 6 catamarani a ripiegare circa 50 miglia più a Sud del previsto, per evitare la frusta dei venti che hanno flagellato la Martinica e l'isola di S. Lucia.

    La crociera, 6 catamarani, con skipper e hostess, è stata organizzata da Albatross Yachting e Vacanze con partenza da Fort De France Lamentin in Martinica, in rotta One Way verso Sud SudOvest fino a raggiungere Union Island.

Equipaggio

   L'equipaggio, abbastanza variegato nel contesto generale, sia per età che per stile, si è dimostrato molto unito, divertente, capace di affrontare le situazioni anche nella difficoltà di un uragano: non c'é mai stato uno screzio o una tensione, cosa non da poco.

    Come sempre, rigorosamente in ordine alfabetico: Antonella di Napoli, Antonio di Milano, altro Antonio sempre di Milano, Cinzia di Milano, Giacomo di Napoli (Marito di Antonella detta Wendy), Guido di Milano, Silvia di Reggio Emilia, Simonetta di Milano e Mercedes, la mia compagna, di Milano.

 

Fort De France

    La crociera, dopo il viaggio e la prima notte in barca, ha inizio il 5 agosto, con il rito classico dell'approvvigionamento per la cambusa: affidate le mansioni all'equipaggio, che viene scarrozzato al supermercato, resto per il check in, operazione lunga ed estenuante in quanto Sparkling Charter è molto pignola e prolissa (conta anche tutte le posate...). Il nostro catamarano è un Bahia 46 del 2004, 4 cabine con 4 servizi, in buone condizioni generali, dotato anche di 3 pannelli fotovoltaici montati sulle gruette del tender, che si riveleranno molto efficienti.

    Finalmente, stivata la cambusa, verso le 15 *salpiamoSalpare: levare gli arpioni, quindi levare l'ancora e partire per un breve trasferimento a S. Anne dove ci attende il primo bagno e un po' di relax dallo stress del viaggio, del fuso orario e della frenesia delle operazioni d'imbarco.


St. Lucia

    Il 6 agosto affrontiamo la prima attraversata, da Martinica all'isola di S.Lucia; la prima tappa è Rodney Bay, dove si nota un frenetico lavoro di cantiere che dimostra come il turismo stia sempre più cementificando anche le coste dei litorali caraibici.

   Dopo una serie di bagni  e un pranzo veloce, ci dirigiamo verso Marigot sotto uno scroscio d'acqua torrenziale.

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    Raggiungere Marigot da Martinica, significa aver percorso 45 *NmlNml: miglia nautiche 1=1852 Mt; è una baia molto riparata e che si insinua tra due promontori, dove si ormeggia al gavitello. Al suo interno vi sono 2 lussuosi resorts e una serie di boutiques oltre a un paio di ristorantini. L'ipotesi è di sostare una notte e il giorno successivo scendere ai Pitoni, ma il brutto tempo non molla e piove a dirotto, così riteniamo sia meglio restare anche il giorno successivo e organizzare la visita ai Pitoni e alla Souffrieres da terra, includendo la foresta. Così, armati di K-Way gli equipaggi vanno alla scoperta di S. Lucia.

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    Il giorno 8, alle 6:00 si salpa per proseguire alla volta di St. Vincent, e navigando lungo la costa di St. Lucia ci appaiono maestosi i Pitoni: due coni di terra alti circa 80 Mt che si stagliano in un cielo plumbeo pieno di pioggia, ma che riservano comunque uno spettacolo maestoso.

    É forse la tappa più lunga che ci apprestiamo a navigare, quella che in 65 Nml ci porterà direttamente a Bequia, costeggiando e lasciando alla ns. sinistra St. Vincent. Il mare è formato e non mancano i groppi d'aria e acqua fino a oltre 30 Knt che ci costringono a terzarolare, così una volta raggiunto il promontorio di Indian Gallows, visto il brutto tempo, tranne 2 catamarani che hanno alcuni problemi da risolvere, si decide di tirare dritto fino a Bequia anziché Yang Isl.Blu Lagoon, che comunque vedremo alla fine del giro poiché è li che lasceremo le barche.

    Non  è stato comunque facile percorrere le ultime miglia, poiché proprio giunti su Bequia un *groppoGroppo: evento locale e circoscritto di fenomeni atmosferici caratterizzati da vento forte e acqua d'aria a oltre 45 Knt pieno d'acqua ci si è riversato addosso, riducendo la visibilità al minimo, essendo già al crepuscolo, costringendoci a fare salti mortali per ammainare la randa e entrare nella baia.

Bequia 

    Admiralty Bay è una baia ridossata ad Est, tuttavia i venti vi si incanalano facilmente. La gestione dei gavitelli è lasciata ai soliti locali che si apprestano a raggiungerti, con qualsiasi tempo, appena ti affacci all'orizzonte. L'isola a terra offre diverse  opportunità, tra le quali il noto ristorante Frangipani.

   Il cattivo tempo rende difficile e pesante la gestione della barca: non è facile starsene rintanati in dinette, così come è altrettanto difficile trovare il momento adatto per uno sbarco. Comunque, tra uno scroscio e l'altro, riusciamo a sbarcare al pontile del Ginger Bread per la prima cena servita e riverita.

    La mattina successiva, cercando di capire che tempo farà, assolte le questioni burocratiche doganali e ripristinata la cambusa, essendo chiaro che ci fermeremo ancora una notte in attesa che l'onda tropicale passi (ignorando cosa diverrà in seguito), decidiamo di approfittare del poco sole e fare rotta a Friendship Bay. Purtroppo sarà una delusione, poiché essendo esposta a E la baia si presenta con un'acqua torbida e verdastra, quindi fatto un bagno, dopo aver pranzato (il cibo non manca mai!), ci spostiamo sulla deliziosa Petit Nevy, sul lato W S/W dove ci attende l'amico Roberto, per un bagno eccellente, in acque decisamente più corrispondenti alle aspettative, di fronte ad un piccolo palmeto.

    L'isola è incantevole, quindi ci attardiamo al punto che ci troveremo a rientrare su Admiralty a crepuscolo inoltrato e, soprattutto, sotto l'immancabile acqua scrosciante. Fortunatamente troviamo un gavitello proprio antistante al Frangipani, così la serata è garantita: lungo e abbondante aperitivo, seguito da cena.

    La notte trascorre sotto incessanti scrosci d'acqua, ma la mattina si presenta già più aperta, quindi ne approfittiamo per fare il pieno d'acqua dalla chiatta di Daffodil, ghiaccio, pane e ci muoviamo veloci dando ancora davanti alla spiaggia di Lower Bay, più a Ovest, che si rivelerà incantevole al punto tale che, giunto il momento di salpare, dovremo andare a ripescare il solito scapestrato di Giacomo, perdutosi nel tempo facendo snorkelling tra i fondali.

Mustique

    É venerdì, lasciata Bequia, nella speranza che il tempo si sia rimesso al bello, navighiamo a motore nel canale di Ile Quatre, e una volta superata possiamo finalmente issare le vele per scendere le 6 Nml che restano per raggiungere Britannia Bay in Mustique, proprio di fronte al celeberrimo Basil's Bar.

  La baia è davvero incantevole, i colori spettacolari preannunciano il crescendo di bellezze naturali che, da qui in poi, caratterizzerà la crociera. Dopo una serie interminabile di bagni, ci apprestiamo a prepararci per il mega aperitivo al Basil's, anche se sappiamo che il locale dà il meglio il mercoledì, serata nella quale si beve e si cena con grigliate di pesce.

mustique
Estasiati da Mustique

   Ma il tempo non dà tregua, così una volta approdati sulla terrazza del Basil's, ci rendiamo conto che il tanto atteso tramonto si sta trasformando in uno scrosciante e ululante temporale, che terrà noi ostaggi (si fa per dire) dell'aperitivo, e Antonio, rimasto solo in barca, impegnato a chiudere tutti i boccaporti e a ritirare la biancheria appena stesa, oltre che in trepida attesa del nostro ritorno.

 

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    Mustique è un'isola famosa per essere frequentata dai personaggi più celebri dello spettacolo e del glamour; tra i tanti che vi hanno preso dimora con ville sfarzose a dir poco, posso citarvi Mick Jagger, David Bowie, Tommy Hilfiger, quindi val bene spendervi una mattinata per un giro, organizzato su un taxi pick-up aperto che ci scorrazza in giro mostrandoci la bellezza del posto, oltre alle varie ville e resort. Non può mancare un bagno alla famosa Macaroni Beach, dove ci facciamo sballottare dalle onde visto che la baia è aperta a Est.

mustique
Macaroni Beach

    Terminato il giro, lasciamo che le ragazze visitino i negozietti vicino al Basil's, si fa scorta di ghiaccio, ci si appresta ad un pranzo veloce, ma sempre abbondante in barca, per poi salpare alla volta di Canouan.

Canouan

    La distanza che separa Mustique da Canouan è relativamente breve, tuttavia è sempre la meteorologia sfavorevole che condiziona la navigazione, con raffiche di vento a 30 Knt e scariche d'acqua, così per percorrere poco più di 17 Nml ci impieghiamo 3 ore e finalmente entriamo nell'ampia baia Grand Bay, piazzandoci al gavitello di fronte al Tamarind.

   Sarebbe il luogo ideale per una cena fuori, tuttavia l'equipaggio preferisce starsene a cena in pozzetto, d'altronde il tocco partenopeo di Antonella in cucina ci fa stare volentieri anche in barca.

    L'isola non ha particolari caratteristiche che valgano la pena di spenderci del tempo: vi sono 2 grandi resort sulla spiaggia di Grand Anse e un aeroporto, quindi l'indomani, in considerazione che le mete che ci attendono sono tra le più belle dell'intera crociera, molliamo gli ormeggi intorno alle 10:00 con rotta Tobago Cay.

Tobago Cay

    Dopo Canouan, la prima tappa è Salt Whistol Bay sull'isola di Mayreau: la prima vera baia dal gusto pieno caraibico. Siamo solo io e Roberto poiché il resto della flottiglia ha fatto rotta diretta su Tobago, quindi ci portiamo a 5 Mt dalla spiaggia e ancoriamo appaiati.

   La spiaggia è stupenda, l'acqua cristallina e invitante, quindi tutti si buttano per poter calpestare la sabbia bianca. A terra c'è il solito barettino che pompa musica. L'idea sarebbe quella di fermarci per la notte e farci organizzare una grigliata dai locali. La cosa è bella e organizzata, tuttavia, per non venir meno allo spirito della flottiglia, oltre al fatto che Tobago è bella da vedere alla luce dell'alba, decidiamo di rinunciare e unirci al resto delle barche, tanto a Mayreau ci ripasseremo risalendo.

 
   In mezz'ora siamo a Tobago Cay, e già si preannuncia lo spettacolo del quale godremo l'indomani mattina: un'ampia barriera corallina che protegge 3 isolotti, in una laguna d'acqua insidiosa profonda solo 2/3 Mt. Molti catamarani ancorati vicini gli uni agli altri, frustati dal vento da Est. Arriva uno dei tanti barchini "ambulanti" che propone T-Shirts dal messaggio che entusiasma immediatamente tutti: "Work Less" davanti e "Sail More" dietro. Comincia la trattativa che di fatto rende felici acquirenti (tutto l'equipaggio) e venditore, sotto l'auspicio della classica formula "make good price, make good price..." ottenendo in risposta l'usuale "This is the best price, only for you!".

    L'alba di lunedì 13 è qualcosa di incredibile!! Si prospetta una giornata splendida di sole, che illumina le acque poco profonde conferendole un color smeraldo che va dal tenue al verde bottiglia. Il primo pensiero di tutti è quello di andare in barriera per un po' di snorkeling e successivamente sulla lingua di spiaggia dell'isolotto alle nostre spalle. La mattinata trascorre pigramente, riusciamo anche a d acquistare del pesce fresco da un barchino locale: 2 pesci dei quali uno di taglia discreta, complessivamente circa 2 Kg per 22 USD e una birra fresca. Ma è giunto il momento di salpare alla volta di Union Island per la prossima notte, ma prima...

Palm Island

   Fortunatamente la tappa è di sole 4 Nml e, costeggiando il lato Est di Union, già intravvediamo la lingua di spiaggia bianchissima di Palm Island, una delle tante isole private ormai diventate interamente Hotel di lusso. Ancoriamo a ridosso della spiaggia, così prende il via il rito del bagno con spiaggiamento generale.
   Fortunatamente la flottiglia non è al completo, qualcuno ha preferito restare a Tobago, altrimenti sarebbe stato un problema starci tutti.
   In ogni caso Palm Island (o Prune, come chiamata dai locali) è una meta imperdibile: le classiche palme che si stagliano sulla spiaggia corallina. Ne approfittiamo per uno spuntino al bar del resort, così dopo esserci soddisfatti e aver ben goduto, essendo ormai incombente il tramonto, ci apprestiamo a percorrere il miglio scarso che ci separa da Union Island.

Union Island

    Clifton Bay è una baia molto esposta ai venti, ridossata dal mare da un reef. Union è un isola che non meriterebbe una tappa, se non per alcune particolarità, delle quali una è che si può attraccare al pontile del Bougainvilla e approvigionare acqua e ghiaccio; l'altra sono i tipici baracchini colorati della frutta nella piazza del paese, oltre a una innumerevole varietà di negozietti da visitare e una scelta di ristoranti di buona qualità. Ma Union Island è nota  per l'isolotto che all'interno della bariera è stato trasformato in un Bar dove è possibile scendere con i dinghies per gustarsi un aperitivo.

    Cerchiamo di organizzare al meglio la cena, e insieme a Roberto troviamo la titolare del West Indies disponibile ad ospitarci: il locale è carino e pulito, la proprietà francese ci rassicura sul cibo, e promuove "cena gratis" per gli skippers... Così coinvolgiamo anche la barca di Cesare (più di 25 persone sarebbe proprio stato impossibile). Il servizio è stato buono anche se un po' lento, ma eravamo in tanti, le pietanze ottime e il prezzo ragionevole.

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    La serata per qualcuno prosegue in uno dei tanti locali con musica a palla e birra a fiumi, per altri in barca, nel pozzetto a sorseggiare Rhum e fumare sigari facendo quattro chiacchiere.

Petit St. Vincent

    La mattina ci vede ancora rilassati in giro per negozi (le ragazze faticano sempre a mollare la presa) fino a quande un segnale d'allarme arivva dal pontile: il vicino se n'è andato, mollando anche la ns. ancora che stava sulla sua. Quindi mando avanti Guido per l'adunata generale e rapida perché non siamo messi troppo bene, e finalmente si mollano gli ormeggi.

    Lungo la *rottaRotta: direzione, percorso di una nave, riferito a una carta nautica per PSV c'è una sosta imperdibile, un piccolo atollo di sabbia corallina bianchissima, formatosi per effetto delle erosioni delle mareggiate, e decisamente modificato da Ivan (così mi dice chi l'ha visto in precedenza), l'ultimo uragano infrantosi nel 2004 in queste zone.

   Oggi è il 14 agosto, la giornata è di sole splendido, anche se teniamo monitorizzate le cattive notizie riguardanti la depressione tropicale che sembra proprio stia prendendo vigore a 2.000 Km a Est, nell'atlantico. Insomma, è la giornata ideale per 2 cose fondamentali: la prima è, appunto, fermarsi sull'atollo di Mopion a 1 Nml da Petit St. Vincent (Psv), l'altra pensare a come festeggiare la serata di ferragosto sempre a PSV.

    Mopion la si scorge appena, e si comprende la sua spettacolarità solo quando si è finalmente a ridosso del suo reef, ancorati a 100 Mt di distanza: è la classica immagine dell'isoletta da naufragio, solo che anziché esserci una palma al centro, c'è un ombrellone di foglie di palma. Calato il dinghi, andiamo tutti all'arembaggio armati di pinne e maschera, ma giunti nelle chiare e basse acque circostanti, capiamo immediatamente che l'unica cosa che avremo voglia di fare è starcene pigramente a in ammollo nelle sue calde acque (29°), lasciandoci risvegliare unicamente da qualche azione gogliardica che richiama la nota e amena località promossa da Enzino Iachetti, "Kuli Nudi" (e bianchicci angiungerei); ma è un'altra storia...

    Ci scuotiamo dal torpore e dall'incanto, nostro malgrado montiamo sul *dinghyDinghy: piccola imbarcazione di supporto a imbarcazioni più grandi per tornare aln ns. Baya 46 e salpare alla volta della destinazione finale: Petit St. Vincent è l'ultima isola a Sud appartenete allo stato delle Grenadine. L'isola è un unico grande resort, davanti al quale c'è una stretta e lunga spiaggia bianca, oltre al pontile per i dinghies; noi ne approfittiamo per sbarcare, fare i consueti bagni e qualcuno, anche per farsi scorrazzare per l'isola spacciandosi per potenziali operatori turistici. Finalmente, proprio stasera, prima di scendere, ecco presentarsi un tramonto da urlo, osservato e fotografato fino a quando il sole scompare definitivamente, ed è a questo punto che dalla barca scatta l'applauso alla natura. Davvero emozionante!!

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    C'è chi l'aperitivo l'ha preso, la classica Pina Colada, e chi si è presentato troppo tardi (ma dai, non saranno quelli di Roberto alias PLEASE ME?), fatto sta che per cena su entrabe le barche s'infiammano i BBQ: la carbonella è pronta ma il braciere è un po piccolo per la taglia del pesce, tuttavia avendo ospiti Antonio (e sono 3),  Raffaella, Mario (skipper) e Elisa (hostess), non posso fare brutte figure, quindi via di pesce, spiedini e altro sperando che siano cotti a puntino, in ogni caso il piatto di pasta curata dalle fanciulle non manca mai. La cena trascorre in ottima compagnia, concludendosi con il solito giro di Rhum e sigari.

    Da domani si comicerà a risalire, come previsto.

Mayreau

    Ferragosto, giro di boa su Petit Martinique, di fronte PSV, per tentare di fare rifornimento, ma l'attesa si preannuncia troppo lunga e decidiamo che si farà altrove, quindi rotta su Palm Island passando attraverso Mopion. Si fa sosta per il bagno e il pranzo, ancorati a 5 Mt dalla spiaggia di Palm (ci ha incantati), appaiati all'inglese io e Roberto.

    Ma il tempo ci guasta la festa proprio mentre noi stiamo terminando il cibo in barca e l'equipaggio di Roberto sta pranzando a terra: un groppo improvviso mi costringe a liberare al volo le cime e spedare immediatamente l'ancora per evitare spiaggiamenti. Così sotto uno scroscio d'acqua, attendiamo che tutti risalgano in barca (compreso il nostro Antonio Santini anche lui a terra), e puntiamo la prua su Mayreau, destinazione Saline Bay.

 
   Saline è un'ampia ansa la cui spiaggia non è certo bianca come quella di Palm Isl. e il fondale è coperto da posidonie, ma la sua vegetazione è rigogliosa. In questa tappa si deciderà la prossima destinazione, poiché ormai la depressione è diventata un uragano forza 2 deciso ad abbattersi proprio tra Martinica e St. Lucia. Nell'attesa della serata con grigliata locale sulla spiaggia (che purtroppo si rivelerà una fregatura), qualcuno sbarca per visitare la cittadina, abbarbicata (è proprio il caso di dirlo!) sulla collina e alla cui sommità una chiesetta cattolica consente una vista impagabile su Tobago Cay. Dopo la delusione della "cena indigena", ce ne torniamo in barca e visto che gli scrosci d'acqua non terminano, ospitiamo a bordo un drappello ristretto di visitatori dalla barca di Roberto: Adriano, Roberto, Daniela e Cristina, e diamo il via al solito giro di Rhum, Cuba Libre e sigari...

    La mattina, dopo colazione, si attende il meteo e nel frattempo c'è chi approfitta per fare il bagno; ma il responso meteo è preciso e altrettanto l'ordine di Sparkling Charter: "scendere a Sud nello stato di Grenada" per l'esattezza Carriacou., nelle mangrovie di Tyrrel Bay

Carriacou

    La sera a Salin Bay in realtà mancavano 2 imbarcazioni le quali si erano già portate più a Nord, a Canouan, sperando che la destinazione restasse quella stabilita, così da anticipare i tempi. Il contro ordine di scendere è arrivato loro quando già si erano svegliati e si erano messi in rotta per Bequia, così si sono dovuti macinare un bel po' di miglia per tornare.

    Io e Roberto ci troviamo a percorrere per la terza volta la rotta via Palm Island e Mopion poiché decidiamo di allungare di 6 Nml la discesa e di provare a tornare su Petit Martinica per rifornirci di carburante: in effetti saremo gli unici (tutti già scappati?) e faremo in un batter d'occhio.

    Scendendo il lato Ovest di Carriacou ci sarebbe piaciuto fermarci per un bagno a Sandy Isl., un piccolo atollo carino di fronte a Hilsborough Bay, ma la copertura nuvolosa preannuncia il profondo cambiamento meteorologico e a Tyrrel Bay bisogna arrivarci con ore di luce sufficienti per consentirci di entrare nella Mangrove Swamp per ancorare e ormeggiare tra le radici delle mangrovie. 

    Entrati nello swamp, lo spettacolo e surreale: decine e decine di barche di tutti i tipi sono aggrappate o letteralmente infilate nelle mangrovie, lungo il canale che porta fino alla laguna. Ci infiliamo stando attenti di non restare intrappolati da cime vaganti e arriviamo alla laguna dove già ci attendono 2 catamarani della flottiglia. Cominciamo le manovre di ormeggio calando in acqua il dinghy, indispensabile per trovare le radici adatte e annodarvi le cime. Il dinghy è governato da Giacomo e la moglie Antonella, che si dimostra molto brava e forte nell'affrontare la situazione soprattutto quando, dopo aver già tentato più volte di far prendere l'ancora, arriva una prima raffica veramente forte, quasi 40 Knt, che ci schiaccia di poppa sulle mangrovie.

    Tutto l'equipaggio, al quale va il mio ringraziamento personale, si è veramente dimostrato all'altezza e capace di reagire anche a ordini difficili da interpretare; alla fine, dopo 2 ore e oltre di tentativi in varie posizioni, decido di tornare nel canale all'imboccatura della laguna, infilarmi di prua nelle mangrovie, salpare l'ancora e indietreggiare fino a che la poppa non lambisce le mangrovie sul versante opposto... É  fatta!! L'ancora tiene, tiriamo le cime di poppa e prepariamo l'ancora di rispetto che fortunatamente un certo Gus, personaggio del posto, con la sua lancia ci aiuta a conficcare nella melma, *tesandolaTesare: tendere al massimo una cima a regola d'arte.

    Siamo tutti stanchi, accaldati, sporchi, ma non è il caso di tuffarsi nelle acque poco invitanti della laguna, quindi ci docciamo alla meglio (siamo stati dei gran risparmiatori d'acqua) e ci prepariamo per la cena e per... la notte ululante.

    Il clima è buono, goliardico direi: si cena con tutte le porcherie possibili, si beve, e si scarica la tensione della giornata per l'incertezza di cosa succederà. Ma il sonno cade pesante su tutti alle tre di notte il transito dell'uragano passa fortunatamente con venti poco intensi, 40 Knt massimo, e di breve durata, così quasi nessuno s'accorge del suo passaggio. É andata bene, e si è rivelato giusto scendere fin qua giù.

    Ci si sveglia, tutto è in ordine, ci siamo tutti; ci apprestiamo al solito rito della prima colazione in attesa di sapere quanto ancora dovremo stare in mangrove swamp e, soprattutto essendo il giorno 17, dove prenderemo i voli interni che ci porteranno a Martinica. E la conferma non tarda ad arrivare: tornare su Union Isl. entro sera. Ma come, si sente il fragore del mare fino a qui...?!

    Detto fatto, via gli ormeggi, recuperate le ancore e il dinghy, ci muoviamo cutamente per uscire e capire che onda troveremo. In realtà il mare è si formato, con parecchia corrente, ma si tratta del solo tratto esposto a SW, infatti appena usciti dalla baia e liberato il fiocco, il catamarano si stabilizza, e appena passate le Sisters Isl.s e Mabouya Isl.diventa tutto più facile cavalcare le onde a motore e fiocco a oltre 8,5 Knt e in un ora essere di nuovo a Clifton.

Epilogo della vacanza

    La parte più difficile deve ancora venire, poiché non conoscendo gli effetti di Mr. Dean in Martinica, non potevamo sapere che l'aeroporto sarebbe stato chiuso anche il giorno dopo, fino alle 13:00. La mattina del 18, alle 4:30 la sveglia recita "Urgente, essere in aeroporto per le ore 6:00 operativo voli ore 7:00", quindi sveglio tutti dopo aver trascorso la notte ancorati con una risacca che ci ha sballottati sotto raffiche di 20/30 Knt d'aria, e cerco di portare il chiattone alla testa del pontile del Buganvilla per sbarcare ospiti e bagagli, ma sul più bello, via con raffiche a oltre 30 Knt e acqua dirompente per 15 Min. Sono quasi le 6:00, non posso più attendere così imposto la manovra e tentiamo lo sbarco con il supporto di Roby e Cristina a terra. Riesco ad ormeggiare a motori accesi e a sbarcare tutti e tutto; via con la manovra veloce di disimpegno e di nuovo ancora.

    In realtà da Union per Martinica non partirà nessuno se non a sera alcuni e gli altri il giorno dopo, per continuare le difficoltà a Fort de France; ma ormai siamo sbarcati, ed è tutta un'altra storia...

 

Trovate tutte le informazioni tecniche e organizzative per organizzare la crociera alle Isole Grenadine nella relativa sezione Navigation Resources , nella categoria Risorse Caraibi , oppure direttamente qui .
 

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