Crociera in Belize

Categoria: America Centrale e Caraibi Scritto da Dausto Cobianchi

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Belize: cinque catamarani in rotta per il Blue Hole

    Da poco conclusa nel migliore dei modi, quella in Belize si è rivelata una delle più stupefacenti crociere degli ultimi anni. La crociera 2008 è stata proposta e organizzata da Albatross Yachting e Vacanzevia San Vittore 38 - 02.48027122 di Milano e inizialmente prevedeva solo 2 catamarani con skipper locale e 2 skippers coordinatori Italiani (il sottoscritto e l'amico Roberto Menolotto). L'immediato interesse per una meta oggettivamente alternativa a quelle tradizionali caraibiche, ha ottenuto numerose richieste di adesione costringendo Albatross a portare a 5 il numero delle barche.

Blue Hole     Carichi di aspettative (assolutamente corrisposte) abbiamo dato appuntamento ai clienti a Belize City presso il Radisson Marina, ovvero il lungo molo dell'omonimo hotel, dove i 5 catamarani della T.M.M. trasferiti da Placencia ci attendevano.

    Il Belize è la seconda barriera corallina al mondo sia per vastità sia per varietà di speci ittiche, notoriamente considerato un paradiso per i divers di tutto il mondo, attratti dal famoso Blue Hole, il buco che nel Lighthouse Reef  riserva di Half Moon Caye (profondità media 3 Mt) sprofonda per quasi 300 Mt e nel quale è possibile ammirare uno degli spettacoli naturali tra i più affascinanti del mondo.

    La crociera è transitata anche per il Guatemala, risalendo il fiume Rio Dulce navigando in flottiglia attraverso le sue 10 Mln di lussureggiante vegetazione, fino al primo dei 2 laghi, El Golfete, superando l'alto ponte di Frontera fino ad affacciarsi al vasto lago Izabal. Davvero una meta suggestiva!

    Belize City non à certo attraente, e si nota immediatamente lo stato di assoluta mancanza di presidio territoriale da parte delle forze dell'ordine. Strade dissestate, dove costruzioni sparse, molte fatiscenti, si distinguono in maniera evidente dagli alberghi della costa. Non è certo il luogo di villeggiatura ideale, e così una volta atterrati e prelevati da un bus organizzato, i clienti raggiungono il molo del Radisson dove scaricano i bagagli per proseguire velocemente al supermarket Brodies e completare la cambusa, parte della quale già predisposta e stivata: è domenica e tutti gli esercizi chiudono alle 14.

Equipe
Equipaggio in relax

    Finalmente tutti sono a bordo, sono già le 16:00, quindi non resta che navigare quanto basta per raggiungere una meta poco distante che consenta di fare un bagno prima del tramonto, in acque decisamente più limpide e meno inquinate della City. Il viaggio in aereo è stato lungo, e nonostante la notte di stop a Miami, le otto ore di fuso si fanno sentire, I catamarani sono un Bahia 46, un Belize 43, un Leopard 44, un Lagoon 410 e un nuovissimo Lagoon 420 di ultima generazione. Gli skippers locali, necessari poiché le assicurazioni del posto altrimenti non risponderebbero se si navigasse fuori dalla barriera (come previsto), sono rispettivamente Freddie (il loro leader), Half Inch, Dan, Horace e Carlos, tutti molto esperti e ottime persone.

    Il nostro equipaggio è formato da Ernesto (il Digi) e Laura alla loro prima esperienza in barca, Antonio e Raffaella, Pier e Ida veterani, io e Mercedes e il nostro Horace, skipper dell'Isla Bonita...

Caye Caulker

    Dopo la prima notte trascorsa a St. George's Cay, giusto per un bagno e un po' di relax, la mattina del 11

Caulker
L'atmosfera di Caye Caulker

agosto si veleggia con vento teso, sui bassi fondali della barriera in direzione N alla volta della prima interessante esperienza: il reef a NE di Caye Caulker da finalmente l'impressione giusta degli splendidi fondali che avremo occasione di vedere, nella limpidezza dei colori cristallini delle acque dei Caraibi. L'isola è decisamente carina, con le sue casette variopinte al limite della spiaggia bianca, dove palme slanciate lambiscono la riva del mare.

    C'è un viavai di macchinette stile campo da Golf, elettriche, e si muovono come formiche tra le strade del paese e sulla spiaggia. Negozietti e mini market fanno sfoggio della loro mercanzia e i menù dei vari ristoranti e bar sono ben esposti: si vede subito che è bassa stagione, ma credo sia l'ideale per godere pienamente di questi luoghi.

    Abbiamo già pescato un barracuda, perciò si decide di cenare in barca. Il DiGi si dimostra subito un cuoco provetto e frenetico (cucinerà per noi durante tutta la crociera), e anche se non mangia pesce,  cucina il barracuda al forno con patate, capperi e olio d'oliva: davvero eccellente!

St. Pedro

    Dalla famosa canzone di Madonna, La Isla Bonita, St.Pedro è forse la prima delle ragioni per la quale molti sanno dell'esistenza di uno stato che si chiama Belize. La raggiungiamo il giorno seguente in tarda mattinata, dopo una bella veleggiata. Il reef antistante è decisamente pieno di sorprese, tra le quali una riserva dove è possibile nuotare letteralmente circondati da un'infinità di pesci ed avere un incontro ravvicinato con gli squali nutrice.

    L'isola è abbastanza grande da disporre di un aeroporto e campo da golf, perciò St. Pedro è cresciuta all'insegna del turismo, soprattutto americano, disponendo di strutture organizzate per ogni tipo di attività sportiva, in particolare per il diving. Perciò, a metà pomeriggio, alcuni ragazzi del Leopard (Tucan) ed altri del Belize 43 (Always & always) fanno la prima immersione, mentre altri andranno a fare snorkeling nel parco.

    La tappa all'Isla Bonita non era prevista dal programma originale, ma unanimemente si è deciso che non poteva essere esclusa, soprattutto perché era l'unica possibilità di completare la cambusa dopo le verifiche dei primi giorni di navigazione. Infatti per i successivi 5 o 6 giorni non avremmo avuto modo di rifornirci ne di viveri, ne acqua, ne carburante.

    La mattina seguente, il 13, eseguite alcune riparazioni, fatto carburante, ghiaccio, cambusa, dopo che alcuni clienti hanno approfittato della possibilità di fare pesca d'altura ed altri snorkeling al parco marino, sono già le 2 PM, tardi per affrontare la lunga navigazione che ci deve portare a S verso il reef di LightingHouse, passando attraverso le mangrovie di Turneffe Island: ci attendono 7 ore di navigazione veloce a vela, con buon vento al traverso che soffia a oltre 20 Knt.

English Cay

    Arriviamo a tramonto inoltrato, è buio, perciò essendo primi alla meta arpioniamo l'unico gavitello che il ns. Horace sa dove trovare. Gli altri ci raggiungono, per ultimo il Belize 43 di Half Inch che ha subito la rottura del grillo della drizza della randa. Non resta che il tempo di un bagno con insaponatura già al buio, poi la cena e, cotti dal sole e dal vento, alle 21:30 tutti ronfano alla grande. Ma durante la notte, un tonfo sordo ci sveglia e scopriamo che Dan aveva ancorato il suo catamarano troppo vicino a noi, chd siamo al gavitello, e imprevedibilmente il vento era girato a N facendo cozzare il Leopard contro di noi; tutti assonnati molliamo il gavitello e diamo ancora, poi via a letto.

    Il giorno seguente siamo tutti mattinieri: ore 7:30 colazione, spediamo l'ancora e ci portiamo sotto English Cay. É  un isola molto piccola, circondata dal reef, con un lungo pontile su una lingua di piaggia bianca ma... ORRORE!! Vediamo arrivare una lancia che porta una cabina toilette di sgargiante color giallo, piazzandola proprio sul molo. Così Horace ci spiega che le grandi navi da crociera sono in zona, e tra poche ore avrebbero riversersato centinaia dei loro passeggeri su quei pochi metri quadri, passeggeri che avrebbero avuto altrettanti bisogni da soddisfare...

    Di acqua da navigare ce n'è ancora per almeno 6 o 7 ore, quindi ce ne andiamo in fretta perché dobbiamo raggiungere i canali di mangrovie di Turneffe Island, attraversare questo atollo dall'aria poco ospitale, uscire in pieno oceano per affrontare la lunga traversata che ci porterà vicini al Blue Hole.

LightHouse Reef

    La traversata in effetti si sta rivelando lunga, nelle ore più calde. I canali di mangrovie offrono uno scenario assolutamente poco invitante, anche se la quantità di uccelli attirano la nostra attenzione. I fondali sono molto bassi, e si ara sul fondo, ma gli skippers locali sanno quali canali prendere e dove passare: la loro esperienza è fondamentale, impossibile affrontare un tale itinerario per la prima volta da soli. Abbiamo occasione di incontrare persino un paio di squali nutrice che si muovono pigri nelle acque basse e salmastre delle mangrovie. Finalmente si esce in mare aperto e, fortunatamente, non c'è la temuta onda da mal di mare. Dopo un bel po' di motore la direzione del vento si fa buona e decidiamo di dare tutta la vela disponibile e, pur allungando i tempi, di godere del frusciare di onde e vento. Un botto ci ridesta! La scotta del tesa base della randa si è rotta proprio sulla bugna della varea (l'angolo all'estremo opposto dell'albero sulla base della randa), quindi velocemente prendiamo una mano di terzaroli per poter continuare a veleggiare e, sorpresa, un nutrito gruppo di delfini, sette o otto, raggiunge le nostre prue e si mette a dar spettacolo sotto la rete, con noi tutti li, eccitati, a filmare e fotografare. Ma appena diamo motore se ne vanno per la loro strada.

    Vediamo finalmente la meta, l'accesso S/SW all'atollo di LightHouse, nel quale ci attente il secondo luogo che rende noto il Belize a molti, il Blue Hole. Ma sulla luce della giornata sta calando il buio del tramonto, quindi un bagno veloce al reef di Long Cay e, ristorati dal caldo, via per il rendezvous finale.

    Half Moon Caye

    É  tardi, ma c'è ancora tempo sufficiente per andare alla scoperta di questa isola straordinaria, riserva di uccelli Boobies (le Sule) dalle zampette color fucsia, così tutti sul Dinghy e sbarchiamo al nuovo pontile, poi in fila indiana ci inoltriamo sul sentiero che si infila tra la vegetazione rigogliosa, tra rumori scricchiolanti di animali che zampettano sulle foglie (scopriremo essere piena di Paguri) per arrivare alla piattaforma d'osservazione. Saliamo e scopriamo una quantità incredibile di uccelli appollaiati sulle fronde degli alberi. Ormai comincia a calare il buio, quindi torniamo alla barca per il solito bagno toeletta serale, per poi farci una birra ammirando lo scenario intorno a noi: una laguna di acqua azzurra, antistante la baia di un isola splendida, le cui palme vengono rischiarate da una luna splendente orma gonfia e quasi piena che rischiara in modo spettacolare tutta la baia, lasciando comunque vedere un manto di stelle straordinariamente luminoso. La mattina seguente si ripete il rito: primo bagno rinfrescante nelle acque limpide, colazione e poi, via per poter finalmente vedere ciò che abbiamo potuto solo vedere in fotografia: il buco blu.

    Blue Hole

    L'organizzazione della giornata diving prevista da St. Pedro subirà un deciso imprevisto: la lancia con le attrezzature non arriva, quindi i divers si organizzano nella vicina Long Cay trovando un Diving Center nuovo, efficiente e ben organizzato che, anche se nel pomeriggio inoltrato, porterà i subacquei (compresa la nostra temeraria Ida) alla tanto agognata immersione, anche se non nel Blue Hole poiché le quote d'immersione da raggiungere sono solo per divers esperti.

    Noi invece, carichiamo due nuovi compagni della barca Tucan (Massimo e Alessandra) e insieme a Purfect, il Bahia di Roberto e Awanga il Lagoon 420 ci dirigiamo al Blue. Horace naviga con attenzione tra le acque basse dell'atollo, facendo attenzione ai reefs affioranti, ma all'orizzonte non si riesce a scorgere nulla che dia l'impressione di aver raggiunto la meta. Dopo un ora è lui che ci fa notare il diverso colore di quella che sembra essere una striscia di acqua: è il blu intenso del buco, che non avremmo mai potuto identificare tale è sempre stata l'abitudine ad immaginarlo come l'abbiamo sempre visto in fotografia, ovvero da una vista aerea, mai dalla superficie del mare.

    Attendiamo che una barca di divers molli il gavitello perché Horace, il quale è un Dive Master esperto conoscitore del posto, ci dice che "... è li che si deve andare, perché il reef offre la parte migliore. Poi vi farò vedere gli squali...". É stato di parola!

    Dopo lo snorkeling, ci lascia avvicinare alla barca, poi comincia a pulire gli avanzi di pesce che userà per richiamare gli squali che avevamo già notato su un fondo di 10 Mt. Butta il pesce e batte sull'acqua, tira secchiate d'acqua (gli squali sono attratti dal rumore), ed eccoli arrivare veloci, due, poi tre, quattro, cinque, rapidi veloci, famelici. Ma lui continua e, per dimostrarci che è solo nei set cinematografici che lo squalo attacca l'uomo, ci si butta in mezzo con maschera e pinne.

    Ci sentiamo appagati dall'esperienza, oltre che affamati, quindi si imbandisce la tavola, si mangia e poi si naviga per tornare ad Half Moon. 

     Half Moon Caye

    É  Ferragosto, e i ragazzi di Always insieme ad Half Inch, mentre i loro sono immersi nei fondali corallini, organizzano la serata per tutti, acquistando aragoste e conch per tutti, predisponendo un BBQ sulla spiaggia e, soprattutto, preparando tutto il pesce per tutti. Così la serata è organizzata, alla luce di una luna piena che rischiara la sabbia chiara, ci gustiamo le succulente aragoste e il resto.

    La mattina seguente diamo il tempo a chi ha fatto le immersioni a Long Cay il giorno precedente, di godere dell'ebbrezza del Blue Hole, così chi non ha brevetto PADI adeguato si accontenterà di fare snorkeling nel "Buco", gli altri proveranno l'emozione di scendere fino a 45 Mt e vedere le stalattiti tanto decantate. Noi di Carpe Feline attendiamo il ritorno di Ida godendoci la tranquillità delle acque cristalline di un reef poco distante da Half Moon, sperando che i divers non tardino perché abbiamo davanti almeno 6 ore di navigazione per la prossima meta.

Southwest Cay (Glover's)

    Roberto ha scoperto, suo malgrado, di aver completamente terminato le riserve di acqua dolce del Purfect (800 Lt in 3 giorni, mistero!), perciò dovranno anticipare la loro partenza per una destinazione diversa, a ritroso, nella speranza di potersi approvvigionare: ci diamo appuntamento a Tobacco's per il dopo domani. Noi invece, insieme alla flottiglia, ci dirigiamo a S verso Glover's Reef, costeggiandolo sul lato E, all'esterno della barriera, per ancorare davanti alla prima delle tre isole di Southwest Cays.

    La navigazione si rivela lunga anche perché, terminati gli effetti perturbati dell'uragano transitato dal Messico oltre la Florida, l'aria è calata e il motore non consente performances apprezzabili, disturbando la tranquillità dei trasferimenti.

    Glover's non è particolarmente attraente: ci sono alcuni lodge molto spartani e la barriera non è così affascinante come Lighthouse. Comunque era una tappa prevista, così ci godiamo il bagno, la cena, il dopocena, anche se i ritmi sonno veglia sono più da "ospizio" che da baldi giovani in vacanza: già alle 20:30 a qualcuno cala la palpebra.

Tobacco Cay - SouthWater Cay

    La tappa successiva è Tobacco Reef, dove gli approdi sono due: Tobacco Cay e Southwater Cay. A Tobacco arriviamo giusto per il pranzo e sapendo che l'isola offre alcune "attrazioni" culinarie, proviamo ad avventurarci alla ricerca di pollo grigliato. Ma ci vuole troppo tempo, perciò decidiamo di dare spazio al nostro cuoco Digi che imbastisce un'ottima pasta al pomodoro. L'acqua intorno a noi è decisamente sporca e Tobacco non ci piace, nel frattempo il Bahia di Roberto ci ha raggiunti come da accordi. Così noi ci muoviamo in anticipo su Southwater per poter fare un bagno rinfrescante in acque decisamente migliori. L'isola si manifesta da subito attraente, così scendiamo in esplorazione, sbarcando dal pontile del parco. Un locale ci viene incontro sorridente e, visti i cartelli, abbiamo subito l'impressione che il sorriso serva per addolcire l'onere della gabella (in ogni parco del Belize si pagano 10 US$). Ci sbagliamo... Ci accoglie invitandoci a consumare qualcosa al bar del lodge del parco. Per una birra fresca non si fa mai resistenza! Inaspettatamente, ci propone la possibilità di preparare solo per noi un B.B.Q. di pollo, Cesar salad, patate e dolce, con fiaccole alla citronella (le sends fly si fanno sentire), ad una cifra che inizialmente ci sembra un po' fuori misura. Ma Ernesto e Antonio trattano perché hanno subito la percezione che sarà una cena apprezzabile, così confermiamo per le 19:30 (già orario tardi per le abitudini locali).

    Quando torniamo per la cena, restiamo affascinati dall'accoglienza: una tavola apparecchiata a dovere, circondata da fiaccole, disposta in modo che fosse possibile ammirare la luna in tutta la sua splendida intensità. Un aperitivo dal mix poco alcoolico alla frutta, "...ricetta segreta di 24 ingredienti...", e una portata di pollo ottimamente cucinata e presentata, così come i 2 contorni. Alla fine un dolce al lime di quelli "della nonna" sfornato da poco. Da bis!!

    Sapendo che la mattina successiva ci saremmo dovuti svegliare alle cinque per puntare su Placencia, la serata così organizzata ha contribuito decisamente ad addolcire le fatiche della lunga navigazione del giorno successivo.

Monkey Cay

    Come previsto, ore 5:00 motori accesi e il fragore della catenaria sul barbottino. Aria non ce nè, quindi si va di motore. Sappiamo che la giornata sarà faticosa e lunga, poiché fa da preambolo alla meta del Rio Dulce, ovvero bisognerà rifornire di carburante, sistemare i guasti, approvvigionare acqua e, soprattutto, espletare le pratiche doganali, lunghe e burocratiche. Quindi si fa rotta per Placencia, la seconda città in ordine di grandezza, dove risiede anche la base T.M.M..

    Ci arriviamo alle 10:30 ,abbastanza presto da poter subito predisporre i rifornimenti che si riveleranno più lunghi del previsto, sotto il caldo agostano, senza poter fare bagni. Alle 13:00 si parte alla volta di Big Creek, un postaccio alla fine di un canale di mangrovie, dove risiede il Customs Office per espletare il Clearance. Ci mettiamo tutti a pacco sul fianco di un rimorchiatore e attendiamo che salgano a bordo Doganieri e Polizia, ai quali sganciamo un po' di dollaroni US di tasse.

Vanz
Vanzina's in vacanza

    Finalmente alle 15:00, risolte le pratiche, si riparte in direzione S per altre due ore di motore ed arrivare a Monkey Cay, nelle vicinanze dell'omonimo fiume. Scimmie!! Si, sono quelle che ti vengono in un posto del genere... Una laguna bassa e verde, tra le mangrovie, infestate dai mosquitos. Ma che roba!? Siamo tutti un po' scocciati da questa meta, ma gli skippers locali sostengono che è un buon posto per trascorrere la notte, tanto l'indomani ci si alzerà sempre alle 5:00 per il tappone sul Guatemala.

    Rassegnazione, bagno e shampoo, un po' di revival disco anni '80 con mossa, grande aperitivo a base di Gin Fizz (carico) preparato da me, poi cena tra frizzi e lazzi, e tutto il resto passa in secondo piano.

Rio Dulce - Lago Izabal

    Dopo la levataccia e il lungo trasferimento, ci avviciniamo al Guatemala. Già a Cabo Tres Puntas l'acqua è meno invitante, così ci prepariamo con rassegnazione a tre giorni dove non avremo stimoli per fare il bagno (ma non sarà così). Finalmente LivingSton si prospetta all'orizzonte: li dovremo avere pazienza ed espletare le pratiche doganali d'ingresso (e uscita, già che ci siamo) in Guatemala. Issata la bandiera gialla di quarantena, oltre a quella di cortesia Guatemalteca, ci mettiamo a pacco alla banchina del porto e attendiamo i controllo per poter sbarcare per sgranchirci le gambe, approvvigionare frutta e verdura (che non possono entrare da altri stati) e attendere l'ora della risalita del grande fiume, prevista per le 14:00.

    Finalmente, dopo tanti interrogativi e dubbi relativi la validità della tappa, vista la lungaggine delle pratiche, le massacranti trasferte, imbocchiamo la foce del Rio Dulce e subito ci rendiamo conto dello scenario che ci si prospetta d'innanzi. Un fiume dalla portata enorme, largo circa 50 Mt, le cui rive sono pendii ripidi di basse montagne densissime di lussureggiante vegetazione, dalle piante incredibili.

    Uno scenario splendido, nonostante nei giorni precedenti Pier si fosse ostinato a sostenere che sarebbe stato equivalente alla risalita del fiume croato Krka oltre al lago Jezero fino a SKradin, da Sebeniko (ma lui è veterinario, ne capisce poco di medicina...).

    Durante la risalita, la quale dura oltre due ore, lungo il fiume incontriamo una miriade di piccole barchette con pescatori, barchette fatte da tronchi scavati, dalla improbabile statica idrodinamica, ma che inspiegabilmente galleggiano. Poi raggiungiamo il primo lago, il piccolo (si fa per dire) El Golfete che in mezz'ora di navigazione, quasi al tramonto ci fa arrivare al più grande ponte del Guatemala, segno che siamo a Frontera. Superato il ponte ci portiamo sul lato N dove risiede un cantiere che a detta dei nostri skippers è quello dove vengono rigovernate tutti i catamarani sia del Belize sia del Guatemala per fare carenaggio.

    La mattina seguente ci apprestiamo ad organizzare le escursioni. Purtroppo sappiamo che il grande lago Izabal non lo navigheremo, ma abbiamo occasione di vederlo durante il trasferimento in mini bus che ci porta ad esplorare il circondario, su strade impervie, fino alla Finca Parajso, dove ci aspetta una intensa attività termale alla cascata di acqua calda sulfurea che sgorga dai pendii nelle pozze d'acqua gelida del fiume sottostante. Trascorriamo la mattinata sguazzando nell'acqua, fino a quando il numero di persone giunte alla Finca la trasforma in una piccola Rimini. Ma è l'ora di tornare, perche si deve ridiscendere il fiume per arrivare prima del buio a Livingston dove trascorreremo la notte.

Nicolas Cay

    LivingSton non è certo attraente, tuttavia ci sono diversi ristoranti dove trascorrere la serata a cena, cosa che facciamo lasciando solo in barca il nostro skipper Horace perché non è consigliabile non lasciare presidiato il catamarano. La mattina seguente, di buon ora, partiamo per primi alla volta del reef meridionale del Belize, verso le note Sapodillas. Navigando, siamo costernati di dover constatare che il mare è completamente cosparso da rifiuti di ogni tipo, che durante la discesa non avevamo incontrato. Non comprendiamo come sia possibile un tale scempio, anche se proviamo a darci una spiegazione: un probabile accumulo conseguenza dell'uragano transitato diversi giorni prima, fatto arrivare a Sud del golfo del Mexico dalle correnti.,

    Dopo alcune ore, arriviamo a Soal Cay dove effettuiamo una tappa per un bagno nelle acque tiepide: il caldo si fa sentire, ma l'inquinamento del mare non ci stimola a buttarci, impedendoci di godere di un reef sicuramente splendido. Dan, lo skipper di Tucan (il Leopard del simpatico gruppo di amici milanesi da noi soprannominati "Vanzina", con esplicito riferimenti ai films dell'omonimo produttore), che sappiamo esere un sub eccezionale la cui fisicità è abbastanza ammirata dalle fanciulle, si prodiga in una lunga ma fruttuosa pesca: due astici e tre bei pesci che ci fanno invidiare i compagni di crociera.

    Si riparte pigramente alla volta della meta finale, Nicholas Caye, lasciando che le nostre lenze filino in acqua nella speranza di rifarci. L'isola e il cayo sono decisamente carini: qualcuno sbarca per esplorare i resti di un resort spazzato via dall'uragano del 2001; è rimasto un solo abitante, vecchio, il quale vive con qualche gallina e il pesce che probabilmente pesca. Gli altri vanno a pinneggiare sulla barriera che circonda l'isola, la quale si rivelerà inaspettatamente bella e ricca di incontri: Pier e Ida riusciranno a individuare anche una grossa murena verde.

    La sera, un intermezzo angosciante scuoterà gli animi di tutti gli equipaggi. La corrente marina e decisamente veloce, e tutti lo hanno constatato durante i bagni pomeridiani. Quando ormai giunto il tramonto, dal Leopard parte il Dinghy con a bordo Roland che chiama invano il Nome di Laura, la sua compagna, chiedendo a tutti chi l'avesse vista poiché non è risalita in barca, restiamo tutti attoniti nel timore che possa essere accaduto qualcosa di grave e impensabile. Fortunatamente (accidenti!!) si scopre che, rapita la mente dallo spettacolo naturale del tramonto, era da sola sul lato N dell'isoletta dove non era possibile scorgerla.

    E allora, via alla scorribanda festosa dell'aperitivo serale: il solito grande Digi ci prepara un Mojito che ci sballa, alla musica "a palla" ci scuotiamo dal brutto momento, per poi finire a cena intorno al tavolo del pozzetto.

Ranguana Cay

    Ogni giorno è una baia nuova e quasi certamente bella, ma la mattina seguente non riusciamo a staccarci da Nicholas perché il reef è veramente ricco e l'acqua sembra essersi ripulita dalla sporcizia del giorno prima. Infatti gli amici di Always decidono di effettuare un'immersione nella vicina Frank's Cay: vediamo la loro barca appoggio.  Noi invece ci dirigiamo a N, tenendoci all'esterno della barriera, verso il mare aperto e profondo, perché Horace è deciso a pescare qualcosa di grosso, magari un tonno. Le lenze sono calate, ma nulla sembra abboccare, in compenso comincia una serie fortunata di avvistamenti di delfini, tartarughe e uccelli e poi, quando ormai siamo in vista della destinazione, ecco che la frizione del mulinello comincia a ronzare velocemente. Scattiamo impugnando la canna che si flette, prepotentemente, impedendoci di recuperare. Capiamo subito che si tratta di qualcosa di grosso e non è il solito Barracuda. Lo skipper deve dare motori indietro per agevolare il recupero e, finalmente lo vediamo: è un KING FISH da almeno 8 Kg!! La griglia della sera sarà ben arroventata...

    Giunti a Ranguana ci ripiglia lo sconforto, siamo attorniati ancora da rifiuti... Ma come: èla nostra ultima sera fuori in rada, e ci accoglie così? Ormeggiamo al gavitello sotto vento (ma quale vento?) ad un catamarano che batte bandiera Guatemalteca, ma notiamo che sul generatore eolico c'è un adesivo a noi famigliare: bandierina Italiana. É vero, sono Italiani, almeno lui, attempato ma in forma, che probabilmente ha sposato una giovane del Guatemala, con un bambino di qualche anno e, guarda, anche la suocera al seguito. Ma facciamo i riservati, e non ci impicciamo: non vogliamo disturbare. Finalmente una brezza si leva e fa sparire lo sporco, così ci rendiamo conto che il fondale è decisamente basso, 1,5 Mt massimo, pieno di vegetazione, ma l'acqua è limpida e per la prima volta scorgiamo le stelle marine, poi... Ma è uno squalo!! Un'aquila di mare... C'è anche una razza maculata!! Ma che spettacolo, sono tutti li che girano intorno ai nostri scafi, e tutti si buttano per tentare l'incontro

Barracuda
Barracuda!!

ravvicinato. Ranguana è la classica isola con 2 o 3 costruzioni e una lingua di spiaggia bianca che spicca nell'azzurro del basso fondale corallino. Sbarchiamo, ma appena tentiamo di addentrarci, veniamo prima richiamati in maniera perentoria, poi una signora ben piazzata con un dentone d'oro che spicca in mezzo al bianco della sua dentatura, ci spiega che "l'isola è privata e se si vuole sbarcare bisogna corrispondere 20 $Bz (10 US$), oppure usufruire dei servizi dell'isola, come pranzo o cena...". Onestamente restiamo un po' tutti seccati dall'accoglienza e decidiamo di declinare l'invito, anche perché ci pare strano che l'isola possa essere privata senza che alcun cartello lo indichi. Infatti, il "Rissoso" e veterano Half Inch va a chiedere spiegazioni, facendo capire di voler chiarire la chiedendo conferma alle autorità; così la musica cambia, e dopo poco l'isola brulica di persone che sgambettano sulla spiaggia e consumano qualche birra al bar (e forse ci scappa anche qualche coperto per la cena).

    Noi invece, per la cena preparaiamo una brace ardente e facciamo andare i grossi tranci di King Fish che Orazio ci ha pulito e preparato, accompagnatodalle ultime 2 bottiglie di vino: veramente squisito.

    É  l'ultima sera in rada, perciò si tira un po' più tardi, sulla rete, spipazzando un buon sigaro, ammirando le stelle, con una buona dose di Rhum locale 5 years old. L'aria e fresca, la luna tarda poiché calante, e le stelle sono veramente un manto iridescente: qualcuna cade facendoci esprimere il desiderio di ritornare in Belize con un bagaglio di esperienza che ci consentirà di sfruttare meglio ciò che conosciamo.

Laughing Bird Cay - Placencia

    Ci si sveglia presto come sempre, alle 7:00, ma oggi sappiamo che la giornata sarà diversa. Si fa il bagno mattutino, colazione con calma. C'è una brezza leggera che ci fa sperare in un'ultima veleggiata. Il celo è limpido e azzurro, e non c'è stata una sola giornata di pioggia. Drizzate le vele puntiamo a W verso Placencia, ma il programma prevede una tappa a Laughing Bird Cay, parco e riserva marina dove sostiamo anche se per la legge siamo ancora fuori da ogni territorio, perché usciti dal Guatemala non abbiamo ancora fatto dogana in ingresso in Belize.

    L'isola è piacevole, stretta e poco lunga è piena di pellicani grigi che nuotano, si alzano in volo e si tuffano in picchiata per catturare i pesci di cui vanno ghiotti. Così, tra sbarchi in tender, snorkeling e passeggiate sulla spiaggia, arriva presto l'ora di levare l'ormeggio. Infatti alle 13:00 dobbiamo infilarci per la seconda volta a Big Creek dove le autorità ci faranno attendere lungamente per espletare le pratiche; d'altronde è sabato e tutto il mondo è paese. Poi si punta sul molo rifornimenti di Placencia per livellare il carburante e entrare nel piccolo porto canale dove risiede la base T.M.M. dove non ci resterà che lavarci finalmente abbondantemente con acqua dolce, preparare i bagagli per la partenza del giorno dopo, e organizzare la serata con cena a terra.

    Ammainate le bandiere vessillo di Albatross, la mattina seguente ci vengono a prendere i mini bus che ci porteranno al piccolo aeroporto di Placencia e, su piccoli e traballanti aerei ad elica si decolla per Belize City dove i voli di American Airlines ci riporteranno a casa.

Trovate tutte le informazioni tecniche e organizzative per organizzare la crociera alle Isole Grenadine nella relativa sezione Navigation Resources , nella categoria Risorse Caraibi, oppure direttamente qui.

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