Crociera alle British Virgin Islands

Categoria: America Centrale e Caraibi Scritto da Dausto Cobianchi

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British Virgin Islands 2005

    Le B.V.I. sono una meta interessante e apprezzata per chi vuole godersi pienamente l'atmosfera di una crociera nei Caraibi, in assoluta tranquillità, senza affiollamento, senza chiasso, in un periodo, Agosto, dove non è mai un problema trovare posto in rada, anche se a volte è possibile trovare chiuso l'unico ristorante: per gli americani, i turisti prevalenti, è bassissima stagione.
    La nostra crociera, per la verità, si è spinta anche molto a W fin oltre le Vergini Americane, per raggiungere le Spanish Virgin Islands, ovvero fino a Culebra e Culebrita, quest'ultima davvero incantevole.
    Il clima è stato ottimo e benevolo (non scordiamoci che negli Stati Uniti è stato l'anno dell'uragano KATRINA!), con una temperatura media di 28/32 gradi dell'aria e, pensate, 29 gradi per l'acqua; veramente pochi i giorni di pioggia, anche se torrenziale (solo 2,5, tuttavia la notte quasi sempre ci regalava un po' di pioggerella).

Isole Vergini Britanniche

Tortola

    La vacanza ha avuto inizio sull'isola di Tortola, dopo aver volato da Milano MXP via Madrid fino a Portorico, e da li sull'isola principale delle BVI con un piccolo turboelica.
    Arrivati nel tardo pomeriggio, si è potuto solo prendere possesso delle barche, 2 delle quali presso il marina della T.M.M. (il mio Lagoon 410 e il Bahia 46 di Robertino Bordone) e la terza presso la base SunSail (quella di Roberto Menolotto), e una volta assegnate le cabine imbarcare i bagagli.
    A sera, la prima preoccupazione è stata di trovare un posto per la cena, ma la ricerca si è subito rivelata vana: ci siamoaccontentati di bere qualcosa di fresco al bar sul mare appena fuori la base. Tutti in branda, la mattina successiva inizierà presto.
    Il mio equipaggio non è al completo e per lo skipper (alias me) è una fortuna, poiché potrò godermi il lusso di condividere la cabina con la mia compagna. Gli ospiti sono formati da due coppie sessantentenni molto afiatate (Luisa e Gianni con Marinella e Mario, da me subito battezzati "I Flinstons" per la forte somiglianza e analogia nelle situazioni di Gianni e Mario con Fred e Barney. La terza coppia, non coppia ma "concabini", nostri coetanei, è formata da Ruggero e Elena. Il clima si rivela subito molto piacevole e esilarante.
     Come sempre, assegnati gli incarichi per la cambusa, si procede al Check In il quale si protrae più del previsto; finalmente, stivata la cambusa, dopo una rinfrescata "alla canna" alle 15 passate si salpa con destinazione Marina Kay dove incontreremo Roberto (Skipperone) e trascorreremo la prima notte in rada. L'uscita dalla base T.M.M. va effettuata con attenzione, poiché il fondale è poco profondo, pertanto va curato l'allineamento tra l'unico tetto rosso del paese e l'antenna che si staglia alta sul versate opposto. Appena fuori dalla baia, un vento costante ci spinge velocemente verso la destinazione, facendoci ingaggiare una mini regata.
 
    Marina Kay è una baia a Nord dell'estrema punta Est di Tortola, dove è ubicato l'areoporto: una buona disponibilità di gavitelli ci consente di scegliere l'ormeggio e, finalmente, goderci il bagno, la cena e la serata.La mattina seguente il tempo è buono, anche se nuvole bianche che sembrano batuffoli di cotone sospesi nel cielo, lasciano presagire probabili Aguaseros Dispersos; fortunatamente un vento teso a 15/20 Nodi ci sospinge veloci vesro il primo approdo dalle aspettative assolutamente ripagate.

Virgin Gorda

    The Baths sono proprio come ce li aspettavamo, quindi agganciato il gavitello, il tender scivola subito in acqua, tutti pronti a sbarcare per esplorare gli antri formatisi tra le enormi pietre. L'acqua è assolutamente invitante, anche se la sua temperatura, 29°, è quasi "repellente". L'isola deve essere carina, ma l'attraversamento della baia, tra i massi e le piscine naturali rachiuse tra di essi, è il massimo che co concediamo, fino a sbucare alla spiaggia  di Sud/Ovest. Qui i turisti non mancano, ma il posto ècosì carino che restiamo, fino a quando è il momento di salire per la piccola foresta che sovrasta The Bath, per scarpinare fino a dove siamo sbarcati e lungo la strada, nell'unico bar, troviamo gli altri equipaggi che stanno apprezzando le vivande della lista.
    Anche noi ci rifocilliamo, preferendo un pranzo a bordo, così appena pronti e in assetto di navigazione, puntiamo decisi verso N alla volta di un'isola nota per la caratteristica di essere un resort con ristirante, molto apprezzato dai navigatori della zona.

Saba Rock

    Sinceramente non saprei come classificare il posto, ma l'impressioe non è unanime: forse l'aspettativa gioca sempre il ruolo decisivo, tuttavia sarà a causa del tempo, nel frattempo peggiorato e deciso a scaricarci addosso una tonnellata di acqua, a prima vista Saba Rock sembra proprio il classico posto turistico.
    Per la sera, decidiamo di cenare tutti, insieme agli altri equipaggi, al ristorante. Sarà stato un caso ma, a parte noi, non c'era nessun altro e, anche se la stagione è considerata molto bassa, la cosa ci stupisce: che il temporale abbia fatto scappare i pochi turisti del luogo? Pazienza, si ordina, e si attende con impazienza che ci servanole pietanze; fortunatamente la compagnia è ottima e vivace.
    La mattina successiva si carica ghiaccio e acqua (le riserve idriche del Lagoon 410, con i suoi 600 Lt non sono il massimo) e poiché il resto della flotta si attarda, noi decidiamo di salpare in anticipo, visto che Saba non ci ha soddisfatti. Sapremo solo successivamente di esserci persi una baia incantevole proprio poco distante dall'ormeggio... 

Anegada 

    Il tempo sembra essersi messo al bello, quindi si punta dritti su Anegada, il che è tutto dire in quanto l'unica cosa da fare, per essere sicuri di raggiungere Anegada, è tenere gli occhi sulla bussola: l'isola è talmente piatta e semza punti cospicui, che ti accorgi di averla raggiunta solo a poche miglia dall'arrivo.
    Un canale segnalato da boe indica il percorso da seguire, tra i reef sommersi, e dal lato Sud Sud/Ovest si ariva in una baia dove l'acqua non è particolarmente limpida, e un molo si allunga al centro per consentire l'attracco dei traghetti.
    Scendiamo a terra ed organizziamo subito le attività, prenotando per la sera le aragoste che ci delizieranno la cena al ristorante sulla spiaggia, proprio di fronte al molo e, preso al volo un pulmino ci facciamo scarrozzare per l'isola, visitiamo la laguna, fino alla spiaggia ad E N/E dove trascorreremo l'intero pomeriggio facendoci schiaffeggiare dalle onde e giocando nell'acqua con le tartarughe marine.
    Finalmente è ora di cena, e come nelle aspettative, le aragoste ci vengono servite grigliate e appetitose: per soli 25$ godiamo di una cena con i fiocchi, che non riusciremo a ripetere. Nel frattempo, tardo pomeriggio, il resto della flotta raggiunge Anegada, e si godrà la nostra esperienza il giorno dopo, mentre noi ci dirigeremo nuovamente verso S, a The Dogs. 

The Dogs 

    I Seal Dogs sono due isolotti piccoli e impervi dive l'acqua  è cristallina; meritano una tappa per un bagno, per poi dirigere la prua  verso Trelis Bay, dove vorremmo trscorrere la notte: Ma una volta raggiunta, vuoi che l'idea di sentire i decolli degli aerei non ci entusiasma, vuoi che non ci sembra granché, decidiamo di ripiegare nuovamente su un gavitello di Marna Cay. 
Jost Van Dike
     La mattina successiva, puntiamo verso E e passiamo nel canale tra Tortola e Great Camanoe per proseguire verso Guana Island dovre scopriremo la bianchissima spiaggia di White Sands, dove ovviamente non manca un resort.  Antistante  la spiaggia, un reef dal basso fondale rende particolarmente insidioso l'avvicinamento, tuttavia la luce intensa del mezzogiorno impone una sosta per apprezzare i colori dell'acqua, il fondale e un pranzo ricco di pietanze, in compagnia di numerosi gabbiani che volteggiano, golosi, sopra la nostra barca.

Jost Van Dike

    Ma la destinazione finale è Jost Van Dike, quindi ci muoviamo sfilando davanti alla costa Nord di Tortola ammirando da lontano la lunga spiaggia di Lambert Bay e, facendoci sospingere dall'aria sostenuta, veleggiamo veloci al rendezvous con il resto della flottiglia: tappa imperdibile è l'isoletta di Sandy Spit.
    É qualcosa di veramente sublime, posizionata a Ovest di J.V.D., sembra la classica isoletta da naufraghi: una piccola spiaggia bianca con l'immancabile palma inclinata; tutt'intorno un fondale dai colori incredibili, che invita al bagno. Poco distante, più a Sud di 1/2 Nm c'è la maggiore Sandy Cay, dove ci ritroviamo tutti, e essendo ormai quasi giunta l'ora del tramonto puntiamo verso Great Harbour dove trascorreremo la notte.
    La baia dell'omonimo pirata, è circondata da alte colline, che la rendono sicura e protetta, tuttavia l'aria é poca ed è forse l'unico approdo dove si sente maggiormente l'afa. Si entra attraverso un canale di boe passando a E della baia, e una volta entrati si deve ancorare a NW di fronte al molo dei traghetti. C'è chi organizza la serata con cena a base di aragosta; noi preferiamo stare a bordo e scendere dopo cena
    La mattina successiva ci organizziamo per raggiungere la vicina e nota spiaggia di White Bay dove si ancora molto vicino alla spiaggia, così da poter scendere e godere della mondanità del luogo: bar, shopping, passeggio e nuoto sono le attività che vedono coinvolto l'equipaggio. Ma è soprattutto verso l'ora di pranzo che tutti gli equipaggi convergono verso il bar per gustare ciò che in altre occasioni non avrebbero di certo cercato: AM BURGHER!

Isole Vergini Americane

    Dopo le scorribande gastronomiche di White Bay, è ora di rimettersi in navigazione: prua verso Sud ci dirigiamo a vela su St. John, ingaggiandoci a vicenda in improbabili regate tra catamarani.

St. John

   Si punta a Caneel Bay dove sul lato Sud/Est sono disponibili gavitelli. La baia è ampia e aperta, con nel mezzo l'omonimo Resort. La tappa è strategica, dovendo approvigionare acqua e carburante per il lungo salto verso le Vergini Spagnole previsto per la giornata successiva.
    Da un enorme catamarano ormeggiato qualche gavitello più in la, arriva un tender veloce, con a bordo padre e figlia, i quali ci chiedono se possiamo tenere d'occhio la loro barca, poiché vorrebbero scendere a terra per la cena, lasciando la loro ottuagenaria nonna a bordo da sola, e nonostante sia abituata (vecchia lupa di mare!), potrebbe aver bisogno di aiuto. Da buoni vicini li rassicuriamo, così al loro rientro, verremo gratificati da una bottiglia di ottimo Chianti Italiano.
    L'indomani puntiamo verso la vicina Charlotte Amalie, uno dei porti di Saint John dove è possibile approvvvigionare anche la cambusa. Nel porto il via vai di traghetti è impressionante, così l'attesa per attraccare in banchina per il rifornimento, si allunga. nel frattempo sbarchiamo Gianni, Mercedes e le altre ragazze per andare al supermercato e, finalmente arriva il nostro turno: ci mettiamo tutti e 3 i catamarani all'inglese in banchina e uno dopo l'altro veniamo riforniti.
    Completati i rifornimenti, molliamo gli ormeggi alla volta delle Isole Vergini Spagnole, altra tappa suggestiva che ci attende nella speranza di avere il favore del tempo e del vento.
 

Isole Vergini Spagnole

    La navigazione è tranquilla, ma la meta dista circa 40 Nm e i venti non ci sospingono a più di 7/8 nodi. Arriveremo a in zona nel pomeriggio avanzato del sabato, sapendo che la capitaneria non potrà regolarizzare il ns. ingresso se non ufficiosamente, via radio.

Culebra e Culebrita

   Culebrita è una piccola perla, riserva marina per le tartarughe, dove non è possibile sbarcare dal tramonto all'alba. É la meta prediletta per il week end dei Portoricani poiché distano veramente poche miglia, che percorrono a tutta manetta con i loro veloci Antares da pesca d'altura. E infatti, la splendida spiaggia è letteralmente sovrastata da una fila di motoscafoni, con radio al massimo, BBQ fiameggianti, ed è invasa da un nugolo di bambini che giocano. Cerchiamo di trovare posto per goderci un bagno, poiché sappiamo che la notte la trascorreremo nella vicina Culebra.
    Così, poco prima del tramonto, in un rombo di motori, alcuni Antares se ne tornano alle loro rispettive marina, altri a Culebra, compresi noi che ci infiliamo nella lunga insenatura che porta al porticciolo alla ricerca di un ormeggio sicuro nella piccola ciddadina. Ma i gavitelli sono pochi, quindi alla ns. barca non resta che tornare verso l'imboccatura per recuperare l'unico gavitello disponibile dentro il piccolo reef. L'ormeggio non mi piace molto, troppo aperto (più tardi infatti lo capirò), tuttavia non avendo alternative restiamo, filando anche l'ancora di poppa, e dando fuoco al nostro braciere per pregustarci le grosse bistecche di tonno fresco acquistate la mattina a Charlotte Amalie. La prima parte della notte trascorre un po' movimentata, sottobraffiche da 30 nodi e tuoni, ma poi si placa e riusciamo a prendere sonno.
 
    Culebra non è granché, a parte una lunga spiaggia a Nord dell'isola, ma nulla di incomparabile a Culebrita. Certo, muoversi dalle BVI per farsi una lunga navigazione "mordi e fuggi" alle Spagnole, fa credere a molti che non valga la pena. Tuttavia, trascorrere la notte di ferragosto ormeggiati in rada ai gavitelli di Culebrità, solo noi 3 catamarani (i Portoricani fortunatamentr sono presi dai festeggiamenti nei locali di Portorico), e risvegliarsi all'alba davanti ad una lunga spiaggia bagnata da acqua cristallina, dove gli unici segni di vita sono le orme lasciate dalle tartarughe, è qualcosa di indescrivibile che ci appaga e ripaga della scelta.

Peter Island e Norman Island

    Nella tarda mattinata ci muoviamo: le previsioni meteo non sono rassicuranti e le miglia da percorrere sono molte. L'idea è quella di puntare sul lato Ovest di Tortola per fare la nostra unica tappa in un vero marina, Sopers Hole, approvvigionare cibo e acqua, e provare l'emotivo piacere di un servizio toilette completo, per prosegure il giorno dopo per le isole a Sud di Tortola.
    Raggiungere Sopers Hole sarà una vera impresa: grande smotorata sotto una pioggia battente e incessante che a volte non consente una visibilità oltre 30 mt.
 
   Sopers Hole è carino, tipico marina ordinato e circondato da casette dai colori tenui ma decisi, dove si nota la presenza di lussuose imbarcazioni. Qualche negozietto, il classico Pussers Restaurant, e un market, ci consentono di trascorrere bene la serata, agevolati dall'ormeggio in banchina.
 
TO BE CONTINUED
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